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venerdì 5 dicembre 2008

ORA BASTA!

Mentre ingrassano i pescecani della finanza, tagliano salari, pensioni, scuola, sanità e servizi sociali!

SCIOPERO GENERALE

indetto dal sindacalismo di base di otto ore

- Venerdì 12 dicembre 2008 -

Padroni e potere finanziario, hanno da anni scatenato una guerra contro lavoratori e ceti popolari imponendo, complici governo e cgil - cisl - uil, bassi salari, precarietà, meno diritti. Per non continuare a subire, lotta con il sindacato di base!
  • 3.000 euro annui di aumenti per salari e pensioni
  • Riduzione dei prezzi a partire dai beni di prima necessità e tariffe sociali per gas, elettricità e trasporti.
  • Salari europei e adeguamento automatico di retribuzioni e pensioni agli aumenti dei prezzi.
  • Cassa integrazione e mobilità all’80% della retribuzione per tutti i dipendenti, precari, collaboratori, interinali.
  • Abolizione leggi Treu e 30
  • Abrogazione del decreto Gelmini, difesa della scuola pubblica, assunzione dei precari
  • Diritto a prestazioni sanitarie di qualità e alla casa
  • Tolleranza zero per chi provoca infortuni gravi o mortali

domenica 19 ottobre 2008

Rassegna stampa: Il Manifesto 18 ottobre.

Sorpresa sociale, sciopero generale
Inatteso, grandissimo, nonostante la pioggia. A Roma oltre 300.000 persone in corteo. I sindacati di base (Cub, Cobas, Sdl) raccolgono un successo importante; ora sono un soggetto con cui la politica - e la sinistra - deve fare i conti. Stracciato il luogo comune del conflitto generazionale
Francesco Piccioni
ROMA


La crisi sta rompendo molti argini, e non solo nelle borse. Lo vedi già uscendo dalla metro, piazza della Repubblica, mezz'ora prima dell'appuntamento per il corteo. La prima impressione è subito potente: lo slargo è già pieno. Per chi sa quanto siano «pigre» le partenze dei cortei romani questo è un segnale. Era successo lo stesso una settimana fa, per la manifestazione dell'11.
E' una folla di ogni età, dai bambini tenuti per mano da mamme o maestre fino ai canuti protagonisti di stagioni lontane. In mezzo i trentenni divorati dalla precarietà, i quarantenni che scrutano l'orizzonte per capire se e quanto reggeranno le aziende in cui lavorano (anche statali, visto l'aria che tira da 15 anni e i pruriti di Brunetta), i cinquantenni che vedono la pensione allontanarsi e immiserirsi. Ma che almeno conservano memoria di altri conflitti, hanno esperienza da trasmettere.
Si parte subito, di modo che dietro possano respirare. I coordinatori delle tre organizzazioni promotrici dello sciopero si godono il primo annuncio di grande successo, portando tutti insieme il piccolo drappo («patto di consultazione permanente») che dà conto del robusto passo avanti unitario che questa giornata rappresenta. Paolo Leonardi (Cub), Fabrizio Tomaselli (Sdl) e Piero Bernocchi (Cobas) sono presto assediati da cronisti e telecamere. Dietro di loro il grande striscione riassuntivo dei temi dello sciopero: «Basta con la distruzione di lavoro, salari, diritto, scuola, servizi pubblici». E' un discorso frutto di una dinamica sociale che ancora non ha incorporato - né poteva farlo prima - la dimensione e le conseguenze sociali della crisi. Ma di questo si comincerà a parlare da domani.
Si va, e un cielo carogna comincia a mandar pioggia. Prima a dirotto, poi intermittente, ma senza mai smettere fin quando l'ultimo cordone di corteo non sarà arrivato a San Giovanni. C'è un attimo di incertezza. Molti - tra lavoratori, studenti e maestre d'asilo - sono in piazza per la prima volta. Poi vedi che le maestrine sono veramente previdenti: in un attimo tirano fuori centinaia di mantelline, coprono al volo i bambi e via a sguazzare sotto l'acqua contro «la strega Gelmina». Viene sommersa dagli applausi una signora che porta un cartello davvero puntuale («Ci pisciano addosso, ma il governo dice che piove»). I più «maturi» e atei inveiscono alla loro maniera, massaggiandosi le giunture doloranti. Ma si va. Ai ragazzi dei licei non sembra fare effetto; saltellano cantando «Bella ciao», come ci fosse il sole. Ai vigili del fuoco, ovviamente, il clima non fa né caldo né freddo.
Da dietro entrano quelli del «Blocco precario metropolitano» che avevano occupato i binari della stazione Termini, offrendo la colazione ai passeggeri preoccupati di perdere il treno (molti, peraltro, erano stati cancellati per lo sciopero). Un ragazzo smentisce chi dice che certe parole non hanno più senso, sbandierando il suo cartello «il nero è di classe». E non parla di moda. Sarà perché i sindacati di base sono apertamente di sinistra, sarà perché è un bel colore, anche questo fiume di gente scorre sotto un manto di bandiere rosse. Fregandosene dei consigli pelosi di chi consiglia di farne a meno. Il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero, viene accolto nella prima fila e si fa tutta la strada come gli altri. Altri volti noti dei partiti ora extraparlamentari appaiono già al momento della partenza (Rizzo del Pdci; Musacchio, Sentinelli, Boghetta del Prc; Marco Ferrando, Gigi Malabarba e molti altri di Sinistra critica). Inutile cercare l'ombra del Pd.
Ma la piazza è di chi lavora, oggi. In una macchia gialla si presentano invece i dipendenti di Ikea. Si spiegano con la stessa sintetica rapidità con cui sono costretti a lavorare: «Subiamo ricatti continui, a decine sono assunti tramite agenzie interinali con contratti a due giorni; poi abbiamo stagisti dalla Regione, formazione zero e otto ore di lavoro; una marea di contratti a tempo rinnovati da anni; alle cassiere viene vietato di partecipare alle assemblee sindacali, chi è iscritto a qualche sindacato viene comandato per turni spezzati, in orari assurdi, per massacrarti la vita». Uno ricorda che «il fondatore di Ikea, era uno svedese collaborazionista dei nazisti; l'imprinting deve essere rimasto anche nei successori».
Nella i scuola i Cobas hanno il loro regno, ora molto rivitalizzato. Striscioni e bandiere sono davvero tanti, e si vede anche che in diverse utility (Telecom), servizi, fabbriche, questa presenza si è ormai consolidata. Imponente lo spezzone Cub, con una presenza massiccia del pubblico impiego (dall'Inps all'agenzia delle entrate, passando per praticamente tutti i ministeri e un profluvio di enti locali) e nei trasporti locali. Applausi per le centraliniste precarie di Legnano, diventate famose per una strip conference e invitate ad Anno zero solo la sera prima (ma sono ancora fuori dal lavoro). Anche l'Sdl ha ormai una presenza diversificata, ma il blocco dei dipendenti Alitalia non può certo passare inosservato, con tutti quegli steward e hostess in divisa, impeccabili, di fianco a ragazzotti coi dreadlocks.
E' un fatto sociale e politico enorme. Se così tanta gente si prende così tanta acqua con così tanta allegria, vuol dire che sotto c'è sostanza e ragioni vere. Senza l'acqua sarebbero stati certo più degli oltre 300.000 che tutti gli riconoscono (ma la cifra di 500.000 non sembrerebbe un'esagerazione), ma proprio le avversità meteo ingigantiscono la forza di questa prova. Gli stessi organizzatori non si attendevano un successo simile, anche se erano certi di una partecipazione molto più alta del solito. Molta di questa gente non è iscritta a questi sindacati, magari ha in tasca la tessera della Cgil. Un infermiere lo spiega con molta chiarezza: «non ne possiamo più e non vediamo una lira, era semplicemente ora di muoversi». O anche uno slogan che riscuote subito successo: «se qualcosa volete cambiare, dai vostri stipendi dovete cominciare».
Questo corteo ammazza parecchi luoghi comuni, nessuno innocente. Il principale è quello del «conflitto generazionale», dei giovani a basso salario e precari perché i vecchi sarebbero «troppo garantiti». Quei tanti volti di ultraquarantenni certificano che la precarietà è una condizione universale pervasiva; e che la riduzione di diritti e salari per chi sta un po' meglio (assunzione a tempo indeterminato e un salario garantito da un contratto nazionale, nulla di più) non comporta affatto un miglioramento per chi chi sta peggio. Anzi, i precari sono ulteriormente danneggiati (basta guardare a quel che vuol fare Brunetta nel pubblico impiego). Il secondo luogo comune spazzato via riguarda l'universo valoriale: cos'è «nuovo» o «vecchio», nel bel mezzo della crisi?
Da oggi c'è un nuovo soggetto sindacale e sociale con cui fare i conti. Lo sanno per primi i sindacati di base, fin qui frammentati e prigionieri di una condizione di minorità che ha sedimentato dei decenni anche un'attitudine minoritaria. C'è un salto di paradigma da fare, ma alcune premesse - il radicamento sociale - cominciano ad esserci.

martedì 15 luglio 2008

Fondi pensione: a un anno dalla riforma il bilancio è pesantemente negativo.

Da maggio 2007 i fondi negoziali, secondo la Covip*, hanno perso l’1,9%, mentre il tfr ha reso il 3,6%. Le adesioni crescono poco o addirittura calano. Non aderiscono i giovani Non si è dovuto aspettare troppo perché si capisse che affidare il tfr ai fondi era peggio che giocare a bingo.

La previdenza integrativa non è decollata e il progetto di smantellare la previdenza pubblica è sostanzialmente fallito. E’ questo il giudizio che emerge dai dati ad un anno dal tentativo di scippo del Tfr a favore della previdenza privata.

In un anno i maggiori fondi aziendali o di categoria hanno perso l’1,9%, con punte dell’8/10% per le linee azionarie mentre Tfr in azienda si è rivalutato del 3,6%.
Tra mancato guadagno e perdite realizzate chi ha conferito ai fondi il tfr ha perso il 5,5%.

E’ bastato un anno per far capire che c’e un forte rischio per il salario dei lavoratori e guadagnano, a prescindere dalla resa dell’investimento, solo i gestori, le banche e gli speculatori che hanno la possibilità di “giocare” con i soldi dei lavoratori.

Alla fine di aprile 2008, sono circa 4,65 milioni gli aderenti alla previdenza complementare, un quinto dei circa 22 milioni potenziali sottoscrittori. Tra i 12,2 milioni di dipendenti privati aderisce solo il 25%, circa tre milioni di lavoratori.

In fatto di adesioni nei primi quattro mesi del 2008, si registrano rallentamenti, e addirittura cali. Inoltre i fondi, non convincono giovani e i precari già sfruttati e mal retribuiti.

Saggiamente la stragrande maggioranza dei lavoratori, come proposto dalla Cub, continua a tenere il Tfr in azienda.

La Cub ritiene che non vada abbassata la guardia anzi va rafforzato l’impegno per:
1. Rivendicare, per i lavoratori iscritti ai fondi chiusi, il diritto (oggi negato) al recesso e ad interrompere i versamenti e richiedere quanto versato.
2. Informare i nuovi assunti sui rischi dello scippo del tfr a favore dei fondi pensione e sul fatto che devono esprimere la propria eventuale contrarietà entro 6 mesi dall’assunzione.
3. Rilanciare la previdenza pubblica, strumento unico, universale ed insostituibile per assicurare il mantenimento del reddito percepito prima del pensionamento.

*Covip. Comitato di vigilanza fondi pensione


Milano 23/06/2008

giovedì 10 luglio 2008

CHI SIAMO E COSA VOGLIAMO - Una sintetica presentazione della CUB

La Confederazione Unitaria di Base (CUB) è il più importante sindacato di base operante nel nostro paese è presente nel CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro i cui componenti sono designati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri prendendo a base la rappresentatività).

La CUB organizza oltre 706.802 tra lavoratori dell’industria, dei servizi, del pubblico impiego, gli inquilini e i pensionati, ed è composta dai seguenti sindacati di base: FLMUniti (metalmeccanici, telefonici, energia); FLAICA (commercio, industria alimentare, igiene urbana, pulizie, servizi), ALLCA (chimici, energia, farmaceutici, plastica, gomma), CUB-Edili, CUB-Scuola, CUB-Informazione, CUB-Pensionati, CUB-Sanità, CUB-Tessili, CUB-Trasporti Aereoportuali, Cobas_pt-CUB, Fiap, FLTUniti (trasporto); RdB (pubblico impiego, energia, Lsu, servizi); SALLCA-CUB (Credito e Assicurazioni), Unione Inquilini (casa e territorio).

La CUB nasce nella primavera dei '92 per iniziativa di numerosi lavoratori fortemente critici nei confronti di cgil-cisl-uil. Come lavoratori ci siamo resi conto da tempo di non avere più un sindacato, cioè un’organizzazione che difenda i nostri interessi. Viviamo in un paese in cui i sindacati sono cinghia di trasmissione dei partiti e dei governo, mentre clientelismo e corruzione contraddistinguono un certo modo di fare sindacato. Tutti l'abbiamo vissuto sulla nostra pelle nei diversi posti di lavoro. Anche la stessa parola "sindacato" è diventata quasi una parolaccia.
Eppure c'è un bisogno enorme di sindacato, di tutela dei nostri diritti, d'informazione.

Per questo motivo abbiamo costituito la Confederazione Unitaria di Base (CUB)

La CUB vive esclusivamente del contributo versato dai lavoratori con l'iscrizione e dalle sottoscrizioni effettuate dai lavoratori in occasione d'iniziative o di utilizzo dei servizi.
Pratica la più completa autonomia dal padronato, dai governi e dai partiti e caratterizza la sua iniziativa con una forte carica democratica affinché siano sempre i lavoratori a decidere sulle questioni che li riguardano direttamente.

I principali obiettivi della CUB:
  • integrazione al reddito per precari, lavoratori in cassa integrazione, disoccupati e pensionati
  • ridistribuzione del reddito a favore di lavoratori e pensionati attraverso un forte aumento del salario, l’introduzione della scala mobile, contro il silenzio assenso per il trasferimento del Tfr ai fondi pensione, il collegamento delle pensioni alla dinamica delle retribuzioni
  • l’occupazione stabile e tutelata per tutti/e, contro il lavoro precario, la riduzione dell'orario di lavoro a 32 ore a parità di salario e la creazione di lavori socialmente necessari
  • la difesa e lo sviluppo del sistema previdenziale pubblico, della scuola, della sanità, dei servizi sociali, del territorio e dell'ambiente
  • il diritto dei lavoratori alla salute e alla sicurezza rispetto alla centralità del profitto delle imprese
  • il diritto alla casa, ad un affitto equo, la detrazione fiscale dagli affitti, l'utilizzo dei fondi Gescal per il rilancio dell'edilizia pubblica e il recupero del degrado abitativo
  • il diritto dei lavoratori a decidere sugli accordi, la delegazione alle trattative, l'elezione democratica dei rappresentanti sindacali e la difesa del diritto di sciopero.

Inoltre la CUB è

  • recupero crediti da lavoro (differenze retributive, arretrati, inserimento nei fallimenti, ecc.)
  • controllo busta paga, scatti di anzianità, t.f.r., malattia e infortunio, assistenza legale
  • CAF di BASE( assistenza fiscale)
  • assistenza previdenziale
  • sportello salute, ambiente, sicurezza, infortuni, malattie professionali, ecc.
  • assistenza alla persone handicappate
  • assistenza ai lavoratori immigrati
  • tutela ai consumatori in collaborazione con ACU (Associazione Consumatori Utenti)
  • consulenza e assistenza legale su tutti i problemi della casa (affitti, sfratti, patti in deroga)

Assieme possiamo fare molto

L'esigenza di bloccare il continuo peggioramento delle condizioni dei lavoratori, dei pensionati, delle prospettive per le nuove generazioni e la costruzione di una nuova stagione di miglioramenti richiederanno anni di lavoro e la disponibilità di molti a impegnarsi.
Il raggiungimento degli obiettivi che la CUB intende perseguire richiedono la messa in campo di un adeguato rapporto di forza per vincere la resistenza di quanti si oppongono alla loro realizzazione. il rapporto di forza deriverà dal numero di quanti si attiveranno per sostenere l'azione della CUB sia attraverso l'adesione, la partecipazione alle iniziative, promuovendo la costituzione della CUB nei luoghi di lavoro, informando altri lavoratori che esiste una valida alternativa all'attuale situazione, sia dando il proprio contributo di idee e se possibile di tempo.
C'è bisogno del sostegno e dell'impegno diretto di tutti noi, da ritagliare nell'orario di lavoro: ogni giorno bastano 10 minuti di pensiero e 650 lire perché non aderire? Ciascuno può impegnarsi secondo le proprie disponibilità e capacità. Facciamo crescere a macchia d'olio la nostra volontà di cambiare.
Se sei interessato alle nostre proposte, se condividi l’esigenza di costruire un forte sindacato di base, democratico, che risponde solo ai lavoratori, non metterti tra i rassegnati, assieme possiamo fare molto. Con la CUB si può.


La Cub dispone di 145 sedi sul territorio nazionale.

Milano sede nazionale V.le Lombardia 20 www.cub.it e mail: cub.nazionale@tiscali.it
tel. 02-7063.1804 fax 02-7060.2409

giovedì 12 giugno 2008

20 giugno, manifestazioni

Per il salario, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la continuità del reddito e contro la precarietà.
20 giugno 2008
manifestazioni e presidi in tutte le Regioni per:

Forti aumenti generalizzati per salari e pensioni di almeno 3.000 euro annui - Introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale legato agli aumenti dei prezzi–Eliminazione dell'Iva dai generi di prima necessità–Difesa della pensione pubblica–No allo scippo del TFR, eliminazione della clausola del silenzio assenso e possibilità per i sottoscrittori di uscire dal fondo pensione.
·Abolizione delle leggi Treu e 30. Continuità del reddito–Lotta alla precarietà lavorativa e sociale, con forme di reddito legate al diritto alla casa, allo studio, alla formazione e alla mobilità.
·Lotta al razzismo che, oltre a negare diritti uguali e la dignità delle persone, scarica sui migranti la responsabilità dei principali problemi sociali.
·Rilancio del ruolo del contratto nazionale come strumento di redistribuzione del reddito. No alla detassazione degli straordinari proposta da governo.
·Sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi o mortali.
·Restituire ai lavoratori il diritto di decidere: no alla pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare e pari diritti per tutte le organizzazioni.

Da anni siamo di fronte ad un violento e continuo attacco ai lavoratori da parte dei padroni e del potere finanziario ed economico, che ha prodotto bassi salari, precarietà diffusa, peggioramento dei diritti sociali, sfruttamento degli immigrati e delle donne, devastazione del territorio.

In questo quadro si colloca l'attacco portato da Cgil, Cisl e Uil per ridurre drasticamente gli spazi di democrazia nei luoghi di lavoro e gli strumenti generali di difesa delle condizioni di vita dei lavoratori. La proposta che intendono trattare con Confindustria e Governo sancisce lo svuotamento del Contratto Nazionale.

I sindacati di base avviano di una mobilitazione nazionale per giungere allo SCIOPERO GENERALE nel prossimo autunno.

Una mobilitazione che si basa su una piattaforma le cui linee generali sono state approvate dall'Assemblea Nazionale svoltasi il 17 Maggio a Milano ed alla quale hanno partecipato oltre 2.000 lavoratori, delegati ed Rsu. A sostegno di questa piattaforma indiciamo il
20 giugno 2008
manifestazione regionale Assolombarda via Pantano 9 Milano – ore 9,30

Cub - Confederazione Cobas - SdL intercategoriale