lunedì 19 ottobre 2009
SCIOPERO GENERALE
venerdì 5 dicembre 2008
ORA BASTA!
SCIOPERO GENERALE
- Venerdì 12 dicembre 2008 -
Padroni e potere finanziario, hanno da anni scatenato una guerra contro lavoratori e ceti popolari imponendo, complici governo e cgil - cisl - uil, bassi salari, precarietà, meno diritti. Per non continuare a subire, lotta con il sindacato di base!
- 3.000 euro annui di aumenti per salari e pensioni
- Riduzione dei prezzi a partire dai beni di prima necessità e tariffe sociali per gas, elettricità e trasporti.
- Salari europei e adeguamento automatico di retribuzioni e pensioni agli aumenti dei prezzi.
- Cassa integrazione e mobilità all’80% della retribuzione per tutti i dipendenti, precari, collaboratori, interinali.
- Abolizione leggi Treu e 30
- Abrogazione del decreto Gelmini, difesa della scuola pubblica, assunzione dei precari
- Diritto a prestazioni sanitarie di qualità e alla casa
- Tolleranza zero per chi provoca infortuni gravi o mortali
domenica 19 ottobre 2008
Rassegna stampa: Il Manifesto 18 ottobre.
Inatteso, grandissimo, nonostante la pioggia. A Roma oltre 300.000 persone in corteo. I sindacati di base (Cub, Cobas, Sdl) raccolgono un successo importante; ora sono un soggetto con cui la politica - e la sinistra - deve fare i conti. Stracciato il luogo comune del conflitto generazionale
Francesco Piccioni
ROMA
La crisi sta rompendo molti argini, e non solo nelle borse. Lo vedi già uscendo dalla metro, piazza della Repubblica, mezz'ora prima dell'appuntamento per il corteo. La prima impressione è subito potente: lo slargo è già pieno. Per chi sa quanto siano «pigre» le partenze dei cortei romani questo è un segnale. Era successo lo stesso una settimana fa, per la manifestazione dell'11.
E' una folla di ogni età, dai bambini tenuti per mano da mamme o maestre fino ai canuti protagonisti di stagioni lontane. In mezzo i trentenni divorati dalla precarietà, i quarantenni che scrutano l'orizzonte per capire se e quanto reggeranno le aziende in cui lavorano (anche statali, visto l'aria che tira da 15 anni e i pruriti di Brunetta), i cinquantenni che vedono la pensione allontanarsi e immiserirsi. Ma che almeno conservano memoria di altri conflitti, hanno esperienza da trasmettere.
Si parte subito, di modo che dietro possano respirare. I coordinatori delle tre organizzazioni promotrici dello sciopero si godono il primo annuncio di grande successo, portando tutti insieme il piccolo drappo («patto di consultazione permanente») che dà conto del robusto passo avanti unitario che questa giornata rappresenta. Paolo Leonardi (Cub), Fabrizio Tomaselli (Sdl) e Piero Bernocchi (Cobas) sono presto assediati da cronisti e telecamere. Dietro di loro il grande striscione riassuntivo dei temi dello sciopero: «Basta con la distruzione di lavoro, salari, diritto, scuola, servizi pubblici». E' un discorso frutto di una dinamica sociale che ancora non ha incorporato - né poteva farlo prima - la dimensione e le conseguenze sociali della crisi. Ma di questo si comincerà a parlare da domani.
Si va, e un cielo carogna comincia a mandar pioggia. Prima a dirotto, poi intermittente, ma senza mai smettere fin quando l'ultimo cordone di corteo non sarà arrivato a San Giovanni. C'è un attimo di incertezza. Molti - tra lavoratori, studenti e maestre d'asilo - sono in piazza per la prima volta. Poi vedi che le maestrine sono veramente previdenti: in un attimo tirano fuori centinaia di mantelline, coprono al volo i bambi e via a sguazzare sotto l'acqua contro «la strega Gelmina». Viene sommersa dagli applausi una signora che porta un cartello davvero puntuale («Ci pisciano addosso, ma il governo dice che piove»). I più «maturi» e atei inveiscono alla loro maniera, massaggiandosi le giunture doloranti. Ma si va. Ai ragazzi dei licei non sembra fare effetto; saltellano cantando «Bella ciao», come ci fosse il sole. Ai vigili del fuoco, ovviamente, il clima non fa né caldo né freddo.
Da dietro entrano quelli del «Blocco precario metropolitano» che avevano occupato i binari della stazione Termini, offrendo la colazione ai passeggeri preoccupati di perdere il treno (molti, peraltro, erano stati cancellati per lo sciopero). Un ragazzo smentisce chi dice che certe parole non hanno più senso, sbandierando il suo cartello «il nero è di classe». E non parla di moda. Sarà perché i sindacati di base sono apertamente di sinistra, sarà perché è un bel colore, anche questo fiume di gente scorre sotto un manto di bandiere rosse. Fregandosene dei consigli pelosi di chi consiglia di farne a meno. Il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero, viene accolto nella prima fila e si fa tutta la strada come gli altri. Altri volti noti dei partiti ora extraparlamentari appaiono già al momento della partenza (Rizzo del Pdci; Musacchio, Sentinelli, Boghetta del Prc; Marco Ferrando, Gigi Malabarba e molti altri di Sinistra critica). Inutile cercare l'ombra del Pd.
Ma la piazza è di chi lavora, oggi. In una macchia gialla si presentano invece i dipendenti di Ikea. Si spiegano con la stessa sintetica rapidità con cui sono costretti a lavorare: «Subiamo ricatti continui, a decine sono assunti tramite agenzie interinali con contratti a due giorni; poi abbiamo stagisti dalla Regione, formazione zero e otto ore di lavoro; una marea di contratti a tempo rinnovati da anni; alle cassiere viene vietato di partecipare alle assemblee sindacali, chi è iscritto a qualche sindacato viene comandato per turni spezzati, in orari assurdi, per massacrarti la vita». Uno ricorda che «il fondatore di Ikea, era uno svedese collaborazionista dei nazisti; l'imprinting deve essere rimasto anche nei successori».
Nella i scuola i Cobas hanno il loro regno, ora molto rivitalizzato. Striscioni e bandiere sono davvero tanti, e si vede anche che in diverse utility (Telecom), servizi, fabbriche, questa presenza si è ormai consolidata. Imponente lo spezzone Cub, con una presenza massiccia del pubblico impiego (dall'Inps all'agenzia delle entrate, passando per praticamente tutti i ministeri e un profluvio di enti locali) e nei trasporti locali. Applausi per le centraliniste precarie di Legnano, diventate famose per una strip conference e invitate ad Anno zero solo la sera prima (ma sono ancora fuori dal lavoro). Anche l'Sdl ha ormai una presenza diversificata, ma il blocco dei dipendenti Alitalia non può certo passare inosservato, con tutti quegli steward e hostess in divisa, impeccabili, di fianco a ragazzotti coi dreadlocks.
E' un fatto sociale e politico enorme. Se così tanta gente si prende così tanta acqua con così tanta allegria, vuol dire che sotto c'è sostanza e ragioni vere. Senza l'acqua sarebbero stati certo più degli oltre 300.000 che tutti gli riconoscono (ma la cifra di 500.000 non sembrerebbe un'esagerazione), ma proprio le avversità meteo ingigantiscono la forza di questa prova. Gli stessi organizzatori non si attendevano un successo simile, anche se erano certi di una partecipazione molto più alta del solito. Molta di questa gente non è iscritta a questi sindacati, magari ha in tasca la tessera della Cgil. Un infermiere lo spiega con molta chiarezza: «non ne possiamo più e non vediamo una lira, era semplicemente ora di muoversi». O anche uno slogan che riscuote subito successo: «se qualcosa volete cambiare, dai vostri stipendi dovete cominciare».
Questo corteo ammazza parecchi luoghi comuni, nessuno innocente. Il principale è quello del «conflitto generazionale», dei giovani a basso salario e precari perché i vecchi sarebbero «troppo garantiti». Quei tanti volti di ultraquarantenni certificano che la precarietà è una condizione universale pervasiva; e che la riduzione di diritti e salari per chi sta un po' meglio (assunzione a tempo indeterminato e un salario garantito da un contratto nazionale, nulla di più) non comporta affatto un miglioramento per chi chi sta peggio. Anzi, i precari sono ulteriormente danneggiati (basta guardare a quel che vuol fare Brunetta nel pubblico impiego). Il secondo luogo comune spazzato via riguarda l'universo valoriale: cos'è «nuovo» o «vecchio», nel bel mezzo della crisi?
Da oggi c'è un nuovo soggetto sindacale e sociale con cui fare i conti. Lo sanno per primi i sindacati di base, fin qui frammentati e prigionieri di una condizione di minorità che ha sedimentato dei decenni anche un'attitudine minoritaria. C'è un salto di paradigma da fare, ma alcune premesse - il radicamento sociale - cominciano ad esserci.
Rassegna stampa: Il Manifesto 18 ottobre.
30 mila a Milano Una bella lezione
Mariangela Maturi
MILANO
Le 30mila persone in corteo contro la Gelmini e i tagli alla scuola commentano all'unisono: «Erano anni che non si vedeva una manifestazione così». Non è solo una questione di numeri, ma di qualità della partecipazione: quel sorriso di un ragazzo di neanche vent'anni che individua il suo professore nel gruppo di insegnanti, lo insegue e lo saluta con un «bella prof» che più milanese non si può. «Roba mai vista, soprattutto per chi conosce bene il mondo della scuola e sa cosa vuol dire stare ai lati opposti della cattedra», dice un insegnante. Un successo ancora più clamoroso, visto che moltissimi milanesi sono andati ad ingrossare l'enorme corteo romano.
E' successo perché la scuola ha fatto da traino con la sua prorompente eterogeneità impossessandosi anche del corteo indetto dai sindacati di base. In piazza, gli aderenti a Cub e Cobas, come previsto, ma anche moltissimi «ribelli» iscritti e sindacalisti Cgil. Persone che non hanno nessuna intenzione di aspettare il 30 per lo sciopero generale. Piuttosto ne fanno due, e si precipitano in corteo con docenti, studenti, personale tecnico e amministrativo degli istituti di ogni ordine e grado. Persino il gruppo del personale dell'università Statale che aderisce alla Flc Cgil ha aderito in massa, e l'università infatti era mezza chiusa. Come le scuole, che secondo i Cobas nelle grandi città arrivano a punte del 60% di adesione allo sciopero. «Per una volta la piazza ha riunito tutti», commenta Michele Corsi di Rete scuole.
Il colorato serpentone raccoglie tutto il mondo delle scuole primarie: ci sono maestri, bambini e genitori, molti aderenti a Rete scuole e ai gruppi autorganizzati degli istituti. Il loro corteo parte da Missori. A poche centinaia di metri, in un'altra piazza, lo spezzone degli studenti si riunisce alla spicciolata dopo i picchetti davanti alle varie università e scuole superiori. Aprono le danze gli istituti superiori con i sound system stipati sui furgoncini, seguono a ruota i dottorandi assegnisti sotto l'egida «Il futuro è di chi lo ricerca», chiude lo spezzone degli universitari delle varie facoltà e accademie.
All'altezza di porta Romana, i due cortei si incontrano. E lì, il miracolo. Dai due fronti si guardano, si annusano da lontano. I cordoni di polizia che li separano si sciolgono sui lati del corso e fra gli applausi gli studenti si buttano tra le braccia dei loro professori. Che li accolgono, perché stavolta si sentono uniti. La manifestazione adesso è una sola, raddoppia, si mescola, si confonde: il ministro dell'istruzione è riuscita a fare un miracolo. Ovunque ci si giri, il clima è positivo: da una parte un professore guida algido la sua classe scatenata e fa spallucce: «Cosa devo farci, sono ragazzi». Dall'altra un bambino di pochi anni tiene la mano della mamma e quella della maestra. Sulla schiena porta un cartello colorato: «Noi difendiamo Anna e Francesco». E se gli si chiede chi sono, fa una faccia stupita: «I maestri che forse devono andare via». Vai a spiegare, cosa succederà alla scuola. Altro che Anna e Francesco. Al corteo di ieri c'erano anche Lucia, Paolo e Manuela; che quando passano davanti ad una scuola paritaria guardano i loro coetanei affacciati alla finestra e si sgolano a dire «Vieni giù, dai...Cosa fai lì?», mostrando lo striscione «Mariastella fai tu la bidella».
«Un risultato estremamente positivo - dice Luciano Muhlbauer, consigliere regionale Prc - che conferma il trend anti-Gelmini nazionale. Oggi esultiamo, ma bisogna avere molta lungimiranza nel guardare al futuro». Tutto bene, insomma. La scuola si è appropriata di questa giornata e delle strade di Milano. Un giovane cammina con il cartello «Io voglio fare ricerca», alla sua sinistra procede anche la maestra «Non una di meno». Davanti a loro, uno dei tanti iscritti alle scuole primarie, «I bambini migranti sono la nostra ricchezza». C'è anche un fuoriprogramma, quando dal palazzo della Borsa viene srotolato uno striscione con 95 tesi sulla precarietà.
Dopo qualche ora, tutti a casa a piedi, ché non ci sono mezzi. Gli universitari si spostano alla facoltà di Scienze politiche, dove un'assemblea decide per l'occupazione e la «notte bianca» di protesta, in attesa degli «Stati generali» dell'istruzione organizzata per martedì prossimo. Il bello deve ancora venire, lo sanno anche quei due ragazzetti che urlano «Oh prof, ci vediamo domani». E per una volta sono quasi contenti di andare a scuola.
sabato 20 settembre 2008
Risultato elezioni RSU-RLS in Wind Milano
Hanno ottenuto i seguenti voti:
SLC-CGIL: 226 ( 7 RSU 4+ 3 di diritto)
UILCOM-UIL: 97 ( 3 RSU 2+ di diritto )
FLMUniti-CUB: 84 ( 2 RSU)
FISTel-CISL: 71 ( 2 RSU 1 + 1 di diritto)
COBAS: 46 1 RSU)
UGL: 23 ( nessun eletto)
i nominativi dei 10 eletti RSU
FLMuniti CUB Ferro Denis 37 voti
FLMuniti CUB Ardizio Claudio 16 voti
FISTEL CISL Raia Giuseppe 29 voti
SLC CGIL Dotti Maurizio 62 voti
SLC CGIL Bossi Pierangelo 35 voti
SLC CGIL Radice roberto 26 voti
SLC CGIL Cervero Annarita 18 voti
Uilcom Bernardi Vito 28 voti
COBAS Renna Vincenza 33 voti
altri 5 delegati saranno designati per diritto ( !!!! ??? ) da CGIL CISL UIL non sono ancora noti i nomi
martedì 8 luglio 2008
Presentazione candidati e programmi della Lista FlmUniti-CUBper le elezioni RSU RLS
La Flm Uniti Cub Wind di Milano ha attivato la procedura delle elezioni delle RSU RLS nell’unità produttiva di Milano e finalmente si è giunti a definire le date per le elezioni che si terranno dal 15 al 19 settembre. Questo consentirà anche ai trasferiti da Milano a Roma di votare.
Abbiamo concordato un incontro - fuori orario di lavoro - a Milano Lorenteggio per ascoltare i bisogni dei lavoratori e presentare i candidati e i programmi della lista ;
giovedì 10 luglio ore 18:00 presso il corpo G nella Saletta 10 al primo piano - dietro la mensa
sarà presente il segretario della Lombardia Flm Uniti - CUB Guido Trifiletti.
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Wind ha portato a termine un attacco gravissimo alle condizioni di vita dei lavoratori : “esternalizzazione di 275 lavoratori del Call Center di Sesto San Giovanni e l’accordo per il trasferimento di 240 persone da Milano a Roma ”. Accordo sottoscritto il 31-1-2008, nonostante una richiesta contraria di oltre 700 lavoratori e una diffida legale con 172 firme indirizzata a SLC -CGIL , FISTEL-CIL, UILCOM , senza che, almeno nel caso di Lorenteggio, le RSU, benché decadute, svolgessero un reale ruolo di contrasto alle decisioni aziendali, che nel frattempo ha fatto dimettere oltre un centinaio di lavoratori ( licenziamenti mascherati ). Le RSU uscenti non hanno più indetto alcuna azione di sciopero o iniziativa contro le volontà dell’ azienda dopo il 24 gennaio. L’accordo firmato il 31 gennaio è valido solo per i lavoratori che lo accettano. Esiste ancora la possibilità di incidere sui trasferimenti con iniziative e lotte e mandare un segnale preciso alla azienda e a SLC CGIL , FISTEL CISL, UILCOM UIL : i trasferimenti sono illegittimi . Si possono promuovere CAUSE LEGALI, class action e altre iniziative di lotta contro i trasferimenti da parte dei lavoratori che non accettano tale accordo illegale. Un rapporto di fiducia è stato rotto da Sawiris con i lavoratori di Milano. Vi invitiamo a partecipare all’incontro, a dare forza al rinnovo delle RSU e ai lavoratori votando i candidati della lista Flm Uniti - CUB . Milano 7 luglio 2008
giovedì 12 giugno 2008
Assemblea sulla piattaforma
Le Segreterie Slc Fistel Uilcom di Milano e la RSU indiconoun'assemblea retribuita, per i Lavoratori dell'unità produttiva WIND di Milano, sede Sesto S.G.,




